Una riflessione del nostro presidente Silvio Pasero

Cari amici, sono tornato a casa e vorrei prima di tutto ringraziarvi dei bei giorni passati insieme. Mi spiace che non sia stato possibile stare di più insieme a causa dei vostri impegni.

Vorrei però ora, a mente fredda, tentare una riflessione, un giudizio su cosa ha voluto dire e potrà dire il viaggio del Papa in Myanmar per voi e me. Dico questo perché nei colloqui a caldo mi sembrava prevalere l’emozione (legittima peraltro – era la prima volta che Pietro arrivava nella vostra terra) o il giudizio sulle implicazioni politiche (legittimo anche questo, visto la vostra storia recente).

Né una né l’altra sono però quello che siamo chiamati a fare, che ci libera. Non le emozioni perché basare la fede su un’emozione è come costruire sulla sabbia (oggi ho questa emozione, domani un’altra e finisce che siamo in balia delle sensazioni / sentimenti). Non la politica perché non è questo ciò che ci ha colpiti nella nostra vita ma Gesù, anche se è innegabile la riflessione che la visita ha avuto e avrà implicazioni politiche.

Si tratta di rispondere alla domanda posta tanti anni fa: “Cosa avete di più caro nel cristianesimo?”. Vi invito a rileggere i discorsi del Papa, le consegne che ha dato e paragonarle con la vostra vita personale, io lo farò.

Ma c’è poi una cosa che mi si è piano piano evidenziata. I primi 3 giorni che ero da voi, dicevo a John che la Birmania era molto cambiata: non più carri armati o esercito nelle strade, non più posti di blocco, non più mercato nero della benzina. Ho visto con piacere stazioni di servizio alla luce del sole, banche per cambiare i dollari (non più a nero), e molte altre situazioni simili.

Tuttavia, negli ultimi 3 giorni, mi sono recato da solo in giro e ho visto un’altra Birmania, che era la stessa di sempre: povertà estrema, situazione igienico sanitaria sempre tragica e, per contro, traffico automobilistico a livello di Los Angeles con ingorghi spaventosi, diffusione massiccia di cellulari e iPhone (di ultima generazione). Insomma: la festa del consumismo in un paese alla fame!

Ma soprattutto c’è una cosa che ha colpito la mia riflessione: non c’è edificio o casa (pubblica o privata), marciapiede o strada che sia terminata, in ordine, funzionante, bella! Dappertutto troviamo immondizia abbandonata sulle strade… Se questo era “comprensibile” 20 anni fa, in un certo contesto, ora non lo è più.

Mi viene da dire che questo, quindi, non è un problema politico ma culturale. È come se la gente avesse smarrito il senso del bello, dell’ordine, dell’armonia. E questo non è un problema di soldi: i miei nonni erano poverissimi contadini montanari ma la loro casa era pulita e in ordine.

Detto tutto ciò: io credo che il lavoro che dovrete fare nei prossimi anni (o addirittura secoli) dovrebbe essere niente di più, né di meno, del lavoro che fecero i monaci nel Medioevo in Europa dopo le invasioni barbariche. Si tratta di ricostruire un’umanità annichilita, si tratta di annunciare Gesù testimoniandolo anche insegnando alla gente ad aver cura di sé, a lavorare bene. Ricostruire le coscienze facendo vedere come si può vivere meglio.

Non sto parlando di usare materiali di lusso ma di una precisione nel lavoro anche costruendo con materiale povero. Io credo che se le case o i villaggi dei cristiani fossero ben tenute, in ordine, pulite, questo testimonierebbe a tutti una passione al bello, alla vita che il popolo birmano ha smarrito. Insomma: la gente che passa per la strada dovrebbe dire: “Questa sicuramente è la casa di un cristiano”.

Si tratta di ridare dignità all’uomo.

Il paragone che mi viene – come detto – è quello con i monaci del Medioevo (e non è che fossero più ricchi dei birmani di oggi, anzi!). Il tutto, in ogni caso, valorizzando i laici che devono diventare protagonisti e non meri fruitori di sacramenti. Senza ragioni, la fede e la partecipazione ai sacramenti si scioglierà come neve al sole di primavera, come è successo in Europa.

So già che la primaria obiezione sarà: come si fa? Un passo alla volta! La premessa necessaria è se siete d’accordo su quanto io ho scritto. Potrebbe essere benissimo che io sbagli, che non sia la priorità o il modo giusto. Ma la visita del Papa pone la domanda: cosa devono / possono fare i cristiani per questo paese?

Fatemi sapere cosa ne pensate su entrambe le cose e poi ci ragioniamo.

Un abbraccio a tutti!

Silvio